La grande sfida mondiale del cibo

“Per chi, come me, produce pasta, la differenza non è nella provenienza italiana o straniera della materia prima, ma nella scelta che i produttori svolgono.” Ha dichiarato ieri, lunedì 27 Novembre, il Presidente di Pasta ZARA, Furio Bragagnolo, alla tavola rotonda organizzata dall’Associazione PadovaLegge in Fiera, nella città del Santo, che ha esaminato il tema della sicurezza alimentare (La sfida del cibo).

Il grano duro italiano non sarà mai sufficiente a coprire il fabbisogno delle nostre esportazioni nel mondo, quindi la ricerca della materia prima è obbligatoria” – ha proseguito l’industriale di Riese Pio X – “ma questa non è una criticità perché noi testiamo il grano in entrata e selezioniamo solo quello di qualità. In sostanza, l’obiettivo è quello della materia prima di pregio, indipendentemente dalla provenienza, perché siamo noi produttori che abbiamo la competenza, la capacità tecnica e scientifica, oltre alla cultura di fondo, per certificare i grani migliori. Del resto ci sono aziende italiane nel food che hanno invaso sia il Belpaese che il mondo di prodotti la cui materia prima non potrebbe mai essere italiana, basti pensare ai grandi brand del caffè, altro portabandiera dell’italian lifestyle”

La pasta italiana è il prodotto più imitato all’estero. Dovunque io vada, trovo sempre di più, in Europa e anche fuori dal continente, pastifici locali che mettono sugli scaffali scatole di pasta. Il filo conduttore di questi produttori è la pubblicità ingannevole, perché attaccano il tricolore, usano immagini della Lambretta, paesaggi della Toscana, o altre foto e simboli evocativi dell’Italia. E costano meno, quindi per noi sono un problema. Ma va ricordato che si tratta di un altro modo di fare pasta, all’estero mescolano il grano duro con il grano tenero, perché è più economico e perché non c’è la cultura del cibo che abbiamo noi. Ma noi, né in Italia, né all’estero, non inganniamo mai il consumatore“.

“Del resto” – ha concluso Bragagnolo – “chi nel mondo inizia dall’infanzia a mangiare la pasta? Solo noi italiani, fa parte della nostra cultura, delle nostre abitudini, abbiamo la pasta nel DNA”